Paul Fusco

Paul Fusco (1930 – 2020) nasce a Leomister in Massachusetts. Come per molti altri colleghi la fotografia nasce come hobby.
Dal 1951 al 1953 lavorò in Corea nei corpi di comunicazione dell’esercito americano. Nel 1957 si laureò presso l’Università dell’Ohio. Subito dopo iniziò a lavorare per il periodico Look, viaggiando in Asia, Messico, Europa e India.

Paul Fusco: Il Funeral Train di Bob Kennedy

A segnare il suo nome nella storia, sono sicuramente le fotografie scattate al lungo addio degli americani a Bob Kennedy, dal treno che ne trasportava la bara da New York a Washington.

Nel 1968 venne incaricato di realizzare un servizio sulla morte di Bob Kennedy. Armato di tre macchine fotografiche e trenta a pellicole. Fusco, dai finestrini del treno, fotografò gli americani accalcati lungo le rotaie, intenti a sventolare bandiere e striscioni per un ultimo, commosso, addio al senatore. Raccolti nel libro RFK Funeral Train, gli scatti di quel giorno compongono un ritratto senza precedenti di un popolo unito nel lutto.

Dell’assassinio Fusco disse:

“Il colpo fu monumentale. La speranza era stata di nuovo infranta e i più bisognosi di speranza affollavano i binari dell’ultimo treno di Bobby, sbalorditi dall’incredulità, e guardavano quella speranza intrappolata in una bara passare e sparire dalle loro vite”.

Da questo reportage è nato il famoso libro RFK Funeral Train. il ritratto di una nazione in lutto.





Dopo la chiusura di Look nel 1971 Paul Fusco, entrò a far parte dell’Agenzia Magnum. Ha esposto in numerose gallerie tra cui il MoMa di New York., le sue immagini vengono pubblicate sulle principali testate americane: TIME, Life, Newsweek, il New York Times Magazine, Mother Jones e Psychology Today, oltre che in altre pubblicazioni in tutto il mondo.

Tra i suoi reportage più celebri e perturbanti, sicuramente vi è quello incentrato sulle conseguenze del disastro nucleare di Chernobyl, raccolto nel libro Chernobyl Legacy.

Scatti penetranti in bianco e nero gettano luce sulla sofferenza di una popolazione lacerata e senza voce, con un doloroso focus sui bambini nati con gravi problemi genetici, malformazioni o malati di cancro.

Il reportage nei primi anni ’90 AIDS at the Ambassador Hotel, San Francisco, in cui il fotografo documentò la quotidianità in un albergo che divenne rifugio per i malati di HIV, assistiti dal personale e da volontari. Anche in questo caso, ritratti senza filtri mostrano al mondo una realtà cruda che merita attenzione, nel periodo in cui la malattia si diffondeva rapida e silenziosa.

“Voglio che lo spettatore si senta coinvolto dalla vita delle persone che sta guardando; l’esperienza visiva è incredibilmente emozionante”

Realizzò un reportage per la situazione dei minatori nel Kentucky, la vita del ghetto latino a New York, la sperimentazione culturale in California, la vita afroamericana nel Delta del Mississippi, il proselitismo religioso nel Sud e i lavoratori migranti.

Ha lavorato anche in Inghilterra, Israele, Egitto, Giappone, Giappone, Sud-Est asiatico, Brasile, Cile e Messico, e ha fatto un ampio studio dei Paesi della Cortina di ferro, dalla Finlandia settentrionale all’Iran.

Nel Marzo del 1966 ha documentato ampiamente con reportage, la marcia di 75 lavoratori agricoli, che per protestare contro lo scarso salario e le condizioni di lavoro, hanno percorso 340 miglia da Delano a Sacramento.

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