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E’ considerato un pioniere del fotogiornalismo, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo”.

Dopo gli studi giovanili, Henri fu attratto dalla pittura, e comincerà i suoi studi con Jaques-Emile Blanche e André Lhote, che lo inizieranno all’ambiente dei surrealisti francesi.

Nel 1931, al ritorno dalla Costa D’Avorio, scatta in lui l’interesse alla continua ricerca di immortalare la realtà. È lo stesso Bresson che ci racconta come fu una fotografia di Martin Munkacsi a convincerlo che «è stata quella foto a dar fuoco alle polveri, a farmi venir voglia di guardarela realtà attraverso l’obiettivo». Fu così che nel 1932 comprò la sua prima macchina fotografica, una Leica 35 mm con lente 50 mm che l’accompagnerà per molti anni.

Nel 1931 lavora nel cinema come assistente del regista francese Jean Renoir e, nel 1937, firma personalmente il film Return to life. Durante la Seconda guerra mondiale, Cartier-Bresson entra nella resistenza francese, continuando a svolgere costantemente la sua attività fotografica. Catturato dalle truppe naziste nel 1940, riesce a fuggire dal carcere al terzo tentativo. Al suo rientro si unirà a un’organizzazione di assistenza ai prigionieri evasi.

Nel 1944 fotograferà la liberazione di Parigi. Finita la guerra, ritorna al cinema e dirige il film Le Retour, documentario sul ritorno in patria dei prigionieri di guerra e dei deportati.

Nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra “postuma“, credendolo morto in guerra. Riesce a mettersi in contatto con il museo e dedica oltre un anno alla preparazione dell’esposizione, inaugurata il 1947.

Negli anni successivi è negli Stati Uniti, dove fotografa per Harper’s Bazaar.

Nel 1947 fonda, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert la famosa Agenzia Magnum. La fotografia porta Henri in molti angoli del pianeta, divenne il primo fotografo occidentale che fotografava liberamente nell’Unione Sovietica del dopo-guerra. Nel 1968, Henri Cartier-Bresson inizia gradualmente a ridurre la sua attività fotograficaper dedicarsi al suo primo amore: la pittura, dichiarando:

«In realtà la fotografia di per sé non mi interessa proprio; l’unica cosa che voglio è fissare una frazione di secondo di realtà».

Nel 2000, assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie crea la Fondazione Henri Cartier-Bresson, che ha come scopo principale la raccolta delle sue opere e la creazione di uno spazio espositivo aperto ad altri artisti. Muore in Francia il 3 agosto 2004, all’età di 95 anni.

Bibliografia Il libro più famoso di Cartier-Bresson è The Decisive Moment (Il momento decisivo), il titolo nella versione francese è Images à la sauvette.

Scritto nel 1952, oltre a contenere una raccolta di talune delle foto più note del fotografo, descrive il modo stesso di fare fotografia di Cartier-Bresson.

L’autore si occupa del reportage fotografico, del soggetto, della composizione, del colore, della tecnica, dei clienti.

Lo Scrap Book

Lo Scrap Book è l’album che Cartier-Bresson preparò per la mostra al MOMA nel 1946. Partito per gli USA con circa 346 foto nella valigia, all’arrivo acquistò un album e vi collocò le immagini per mostrarle ai curatori.

Dopo la mostra, finì sepolto in una valigia e poi nella biblioteca di casa, dove passò inosservato alla stessa moglie dell’artista fino al 1992.

Nel 2007 la fondazione dedicata a Cartier-Bresson decise di editarlo in un’edizione restaurata ma il più possibile fedele all’album originale.

Pubblicata in Italia da Contrasto, rappresenta una testimonianza eccezionale sulle scelte operate dal maestro, per la mostra che l’avrebbe in un certo senso, consacrato tra i maggiori fotografi del mondo.

Reportage

  • Da una Cina all’altra (1952)
  • Danza a Bali (1954)
  • Mosca (1954)
  • Delitti flagranti (1969)
  • Viva la Francia (1970) – Premio Nadar
  • L’uomo e la macchina e il volto dell’Asia (1972)
  • Ethan is ded

Riconoscimenti

  • Hasselblad Award (1982) blank blank blank blank blank blank