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Lucio Fulci (Roma, 17 giugno 1927 – Roma, 13 marzo 1996)
è stato un regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico, paroliere e scrittore italiano.
È stato un prolifico artigiano del cinema italiano, autore di una nutrita serie di film di genere,
diretti con solido mestiere e una vena autoriale. Inizialmente al lavoro con film comici e gialli,
si dedicò alla fine degli anni settanta al genere horror, realizzando film come Zombi 2,
Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà e
Quella villa accanto al cimitero, che gli fecero guadagnare dai critici cinematografici francesi
gli appellativi di poeta del macabro e Godfather of gore.
I film sono stati rivalutati in anni recenti dalla critica italiana,
e sono considerati dei capisaldi del genere splatter. Inoltre sono stati omaggiati da
registi internazionali, tra i quali Sam Raimi e Quentin Tarantino,
che hanno inserito nelle loro pellicole varie citazioni dei film di Fulci.
Si considerava un terrorista dei generi, poiché dirigendo un classico film di genere
vi inseriva temi e stili personali, cercando di provocare e scioccare lo spettatore:
« Alcuni mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire dal genere,
tento di essere un terrorista del genere.
Sto dentro, ma ogni tanto metto la bomba che tenta di far deflagrare il genere.
Infatti ne ho trascorsi tanti, di generi… »

Oltre alla propria carriera cinematografica, Fulci fu attivo anche come paroliere,
scrivendo classici della musica leggera quali 24.000 baci ed Il tuo bacio è come un rock
(ambedue cantate da Adriano Celentano) e come autore di racconti brevi.
Lucio Fulci nacque a Roma, nel rione popolare di Trastevere, il 17 giugno del 1927.
La madre, Lucia, una donna siciliana, si innamorò di un uomo,
ma la sua famiglia si oppose alla relazione.
La donna quindi lasciò la famiglia e lo raggiunse a Roma.
I due si separarono prima della nascita di Lucio.
Si iscrisse al Liceo classico statale Giulio Cesare e iniziò a frequentare ambienti intellettuali
ruotanti attorno al Partito Comunista Italiano.
Terminato il liceo, Fulci iniziò a interessarsi di arte, musica e cinema.
La madre però avrebbe preferito che si iscrivesse all’università.
Per accontentare la madre, Fulci si iscrisse così alla facoltà di medicina,
non terminando però gli studi.
Successivamente si iscrisse a Lettere e filosofia, ottenendo la laurea.
Fulci iniziò a frequentare il Gruppo Arte Sociale, fondato da alcuni pittori quali Renzo Vespignani,
quindi iniziò a collaborare con Il Messaggero di Roma.
Successivamente iniziò a scrivere per la Gazzetta delle Arti.

Lucio Fulci in Luca il contrabbandiere.
Dato che i rapporti con la madre si fecero problematici,
andò a vivere insieme a Vespignani, e iniziò a fare diversi lavori,
tra cui anche il presentatore negli spettacoli di un fachiro.
L’ingresso nel mondo del cinema avvenne grazie a una delusione d’amore.
Dopo essere stato lasciato, Fulci infatti decise di iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia.
All’esame finale del CSC, sfidò Luchino Visconti, allora presidente della commissione d’esame,
facendogli notare tutte le inquadrature che egli aveva preso da Jean Renoir per realizzare Ossessione.
Dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, Fulci venne arrestato per aver manifestato davanti alla sede del PCI e
condannato a tre mesi di carcere con la condizionale.
Dopo questo fatto, la madre decise di far rientrare il figlio a casa.
Fulci esordì nel cinema nel 1950, dirigendo la seconda unità di Gli ultimi giorni di Pompei,
diretto da Marcel L’Herbier e Paolo Moffa,
quindi realizzò tre documentari per la Settimana Incom:
Una lezione di sistema con Fulvio Bernardini,

Il sogno di Icaro e Pittura italiana del dopoguerra.
Mauro Bolognini lo presentò a Steno, che, dopo averne discusso con Totò,
lo prese in qualità di aiuto regista. Con Steno e Totò, Fulci iniziò una duratura
collaborazione che lo portò a scrivere una quindicina di sceneggiature,
tra le quali quelle di Totò a colori, Totò all’inferno e Totò nella luna.
Ma Fulci scrisse anche le sceneggiature di film divenuti dei classici della commedia all’italiana,
come Un giorno in pretura, in cui inventò il personaggio di Nando Mericoni,
riproposto poi in Un americano a Roma, dove egli
ha un ruolo minore, di un amico di artisti americani residenti a Roma.

L’esordio nella regia avvenne nel 1959, con I ladri, una commedia interpretata da Totò,
che volle Fulci alla regia e per ottenere questo accettò di interpretare una piccola parte nel film.
Poco dopo, però, i rapporti tra i due si ruppero a causa di una donna.
Fulci dichiarò successivamente che accettò la regia de I ladri perché si trovava in gravi difficoltà economiche,
e che avrebbe preferito continuare a fare lo sceneggiatore.
Inoltre dichiarò:
«Io mi ritengo un errore di Totò. Io ero tanto felice come sceneggiatore e mi toccò esordire alla regia».

Diresse il suo primo musicarello, I ragazzi del Juke-Box,
interpretato da Adriano Celentano, Mario Carotenuto, Tony Dallara e Fred Buscaglione,
Nel 1960, diresse un altro musicarello, Urlatori alla sbarra,
interpretato nuovamente da Carotenuto e Celentano e da altri nomi noti della canzone italiana quali
Gianni Meccia, Joe Sentieri e Mina, che lanciò la canzone, scritta dallo stesso Fulci,
24.000 baci. Negli anni sessanta, Fulci conobbe, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e li lanciò
definitivamente nel celebre duo, Franco e Ciccio.

In pochi anni diventò il regista preferito dal duo,
dirigendo per la coppia una dozzina di film. Il primo fu I due della legione.
Diresse per il duo alcune parodie di grande successo, come 00-2 agenti segretissimi,
I due parà e I due pericoli pubblici, fino a Il lungo, il corto, il gatto.
Diresse anche altri celebri attori della commedia all’italiana,
come Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Vittorio Caprioli, Walter Chiari,
Enrico Maria Salerno e Franca Valeri.

All’onorevole piacciono le donne, interpretato da Lando Buzzanca e Laura Antonelli,
venne ostacolato dalla censura e dalla Democrazia Cristiana, poiché il protagonista,
interpretato da Buzzanca, alludeva esplicitamente alla figura dell’allora presidente del Consiglio
Emilio Colombo. Nel 1975 diresse una parodia horror,
Il cav. Costante Nicosia demoniaco ovvero: Dracula in Brianza,
nuovamente interpretato da Lando Buzzanca e scritto da Pupi Avati e Bruno Corbucci.

Nel 1976 diresse la sua ultima commedia, La pretora,
che presenta il primo nudo integrale di Edwige Fenech.
Nel 1966 Fulci decise di cambiare genere, in quanto non voleva essere
ricordato solamente come il regista di Franco e Ciccio, e
diresse quindi il suo primo spaghetti western, Le colt cantarono la morte e fu… tempo di massacro.
Interpretato da Franco Nero, Nino Castelnuovo e George Hilton e scritto da Fernando Di Leo,
è considerato uno dei western italiani più violenti di sempre.
Il regista definì il film artaudiano, riferendosi al celebre teatro della crudeltà teorizzato dal
commediografo francese Antonin Artaud. Inoltre questo film è fondamentale nella carriera di Fulci,
poiché segna il suo primo incontro con la violenza e la crudeltà.
Tornò al western nel 1973, dirigendo Zanna Bianca ed il sequel Il ritorno di Zanna Bianca,
tratti dal romanzo di Jack London ed interpretati da Franco Nero e Virna Lisi.
Entrambi i film riscossero un ottimo successo tra il pubblico.
Nel 1975 diresse I quattro dell’apocalisse, spaghetti western tardo e crepuscolare.
Interpretato da Tomas Milian, il film presenta scene splatter, stupri e una scena di cannibalismo.
Per questi motivi il film fu uno dei pochi western ad essere vietato ai minori di 18 anni.
Nel 1978 diresse Sella d’argento, interpretato da Giuliano Gemma,

un western classico senza scene estreme di violenza, dedicato alle famiglie proprio come i due film di Zanna Bianca.
Nel 1969 Fulci cambiò ancora una volta genere, dirigendo il suo primo giallo,
Una sull’altra, interpretato da Marisa Mell e Jean Sorel.
Ispirato a La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock,
è un giallo classico, senza scene violente ma con scene erotiche molto spinte per l’epoca.
Sempre nel 1969, Fulci diresse Beatrice Cenci,
dramma storico ispirato alla vera vicenda della nobildonna romana giustiziata nel 1599,
che evidenzia i momenti violenti ed erotici della vicenda.
Considerato uno dei migliori film del regista, è anche il suo film “maledetto”,
poiché quell’anno sua moglie si suicidò,
per una diagnosi errata di un tumore e l’anno seguente morì anche sua madre.
Nel 1971 diresse Una lucertola con la pelle di donna,
suo primo giallo estremamente violento, erotico ed onirico, interpretato da Florinda Bolkan eda Jean Sorel.

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Nel 1972 fu la volta di Non si sevizia un paperino, interpretato da Florinda Bolkan,
Tomas Milian e Barbara Bouchet, sconvolgente e morboso giallo da molti considerato
il capolavoro del regista e il suo film più inquietante.
Nel 1977 girò Sette note in nero, molto più misurato nella violenza rispetto agli altri gialli
del regista ma ancor più accentuato negli aspetti onirici e psicologici,
viene considerato insieme a Non si sevizia un paperino e alla Trilogia della morte il capolavoro del regista,
perfetto e raffinato sotto il punto di vista tecnico e con una grande storia,
forse la più articolata per un film di Fulci,
questo thriller viene molto spesso studiato nelle scuole di cinema
per la sua capacità di mantenere la massima suspense fino alla fine del film
grazie a continui e inaspettati colpi di scena.
Fulci approdò al giallo italiano, genere allora molto in voga grazie al successo
dei film diretti da Dario Argento, e lo propose in una chiave cupa ed onirica,
distinguendosi subito dagli altri registi del genere per lo stile personale e
una violenza a tratti estrema. Si cimentò anche nei genere fantasy e post-atomico,
dirigendo I guerrieri dell’anno 2072,
ispirato a 1997: fuga da New York, e Conquest, ispirato a Conan il barbaro.
Entrambi i film presentano scene horror.
La svolta definitiva per il regista arrivò nel 1979, per puro caso,
quando fu chiamato a dirigere al posto di Joe D’Amato ed Enzo G. Castellari Zombi 2,
che nelle intenzioni dei produttori doveva essere una copia di Zombi di George A. Romero,
e invece diventò un film molto personale, che lanciò Fulci come maestro dello splatter.
La scena nella quale a Olga Karlatos viene perforato un occhio
con un pezzo di legno è entrata negli annali del cinema horror,
per la sua violenza estrema e sconvolgente.
Da quel momento in poi il regista diresse in gran parte film horror,
come Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero,

che riscossero un grande successo di pubblico e posero Fulci come principale rivale di Dario Argento.
Con questi film si guadagnò la nomea di terrorista dei generi e poeta del macabro.
Anche nell’horror scardinò le regole e mostrò immagini splatter mai viste prima di allora nei cinema italiani,
prediligendo trame a tratti surreali, senza alcuna spiegazione logica,
visualizzate tramite sequenze scioccanti ed estremamente violente.
La riuscita di questi film è dovuta anche ai collaboratori abituali del regista,
come Dardano Sacchetti alla sceneggiatura, Sergio Salvati alla fotografia,
Vincenzo Tomassi al montaggio, Giannetto De Rossi al trucco e agli effetti speciali,
Massimo Lentini alla scenografia e ad un produttore che lasciava Fulci molto libero,
come Fabrizio De Angelis. Questo periodo iniziale di horror, che va dal 1979 al 1982,
è conosciuto anche come il periodo degli horror della Fulvia,
dal nome della casa di produzione, ed è costituito da Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi,
…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, Quella villa accanto al cimitero,
Black Cat, Lo squartatore di New York e Manhattan Baby.
Nel 1980 Fulci diresse Luca il contrabbandiere, noir-poliziottesco molto violento,
interpretato da Fabio Testi, che presenta scene degne dei suoi horror più cruenti:
colpi di pistola che sfondano il volto, una donna torturata con la fiamma ossidrica,
coltellate che squarciano il petto. Nel 1984, dopo aver diretto il giallo Murderock – Uccide a passo di danza,
che riscosse più successo all’estero che in Italia,
un’improvvisa malattia costrinse Fulci a rimanere lontano dai set cinematografici.
Il suo ritorno, dopo due anni, fu segnato da molti passi falsi, rappresentati da pellicole a basso budget
girate spesso in condizioni proibitive, che mostravano a malapena il suo stile inconfondibile.
Nel 1986 tornò dietro la macchina da presa, dirigendo Il miele del diavolo,
un dramma morboso ed erotico: un anno dopo girò Aenigma.
Particolarmente difficile e complicata si rivelò la lavorazione di Zombi 3:
Fulci aveva in mente una versione in 3D, da intitolarsi Zombi 3D,
ma il progetto fu abbandonato per gli alti costi della pellicola.
Così il film divenne semplicemente Zombi 3,
ma Fulci fu costretto ad abbandonare il set a metà delle riprese per il perdurare della sua malattia.
Il film fu quindi completato da Bruno Mattei e Claudio Fragasso, ma non ottenne successo.
A causa dell’avvento delle tv commerciali, che in quel periodo stavano segnando la fine del cinema di genere italiano,
Fulci si ritrovò ben presto con budget sempre più scarsi e attori non all’altezza e
stava chiudendo in maniera davvero poco gloriosa la sua lunga carriera.
In questo periodo furono girate da lui alcune parti di Il fantasma di Sodoma e Demonia.
Tra i film del suo ultimo periodo, vanno ricordati almeno l’ironico e sanguinario
Un gatto nel cervello del 1990,
in cui Fulci interpreta se stesso, preda di incubi terribili causati dai suoi stessi film.
Ottenne un grande successo ed è venerato dai fans come un piccolo oggetto di culto.
La casa nel tempo, girato per la televisione ma mai trasmesso a causa delle sue immagini violente,
e il suo ultimo film Le porte del silenzio del1991, interpretato da John Savagee prodotto da Joe D’Amato.
Il commiato di Fulci non presenta una goccia di sangue, ma mette in scena una sorta di meditazione
sulla morte che diventa il testamento del regista.
Morì per un attacco diabetico, mentre stava preparandole riprese del film M.D.C. Maschera di cera,
che avrebbe dovuto segnare il suo ritorno sul grande schermo, grazie ad una produzione di Dario Argento.
Il film fu poi diretto da Sergio Stivaletti, seguendo la sceneggiatura scritta dal regista.
Nel 1988 i produttori Luigi Nannerini e Antonino Lucidi, della Alpha Cinematografica,
commissionarono a Fulci la supervisione di una serie di film horror, destinati alla televisione.
Ne diresse due, Quando Alice ruppe lo specchio e Il fantasma di Sodoma.
Ma il progetto si arenò, e i film di Fulci furono trasmessi solo nel 1991,
mentre gli altri film uscirono direttamente in videocassetta, l’anno seguente.
Inserì alcune scene dei suoi due film in Un gatto nel cervello, opportunamente rimontati e ridoppiati.
Negli anni ottanta Fulci doveva girare alcuni film, che non furono portati a termine.

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Tra i progetti vi erano Nero Romano, un thriller ambientato ai tempi dell’Impero Romano,
Blastfighter, western post-atomico poi diretto da Lamberto Bava,
Evil Comes Back, una versione horror de Il postino suona sempre due volte,
L’aldilà parte seconda, Zanna Bianca a New York, Un gatto nel cervello 2, e La Mummia.
In una puntata del programma televisivo Ciao Gente, dove era ospite assieme all’attore Maurizio Merli,
aveva rivelato il progetto di una trilogia della musica comprendente Murderock e
due film mai realizzati intitolati Killer samba e Thrilling blues.
Fulci ha realizzato anche opere per la televisione italiana:
negli anni sessanta e settanta diresse tre caroselli, mentre nel 1978 diresse il varietà Buonasera con…Franco Franchi e
nel 1980 lo sceneggiato Un uomo da ridere.
Ha pubblicato anche due raccolte di racconti: Le lune nere risale al 1992 e
contiene nove racconti, tra cui quelli intitolati Voci dal profondo e Porte dal nulla,
dai quali sono stati tratti i film Voci dal profondo e Le porte del silenzio.
Il secondo libro è Miei mostri adorati, del 1995, contenente sette racconti e vari scritti sul cinema.
Fulci amava trattare temi provocatori, come dimostrano le molte vicissitudini con la censura,
e sceglieva finali aperti, circolari o cinici.
Inoltre i suoi film dimostrano un’ironia e un sarcasmo a volte macabri.
Temi ricorrenti nel suo cinema sono il dubbio, il peccato, il tempo, la morte e la crudeltà.
E’ stato il primo regista italiano a portare nell’horror scene splatter ed estreme e a
visualizzare con estremo realismo la morte.
La scena più ricorrente è quella nella quale a un attore viene perforato un occhio.
Il regista ha dichiarato che per lui questa scena era una metafora della perdita della ragione dei suoi protagonisti.

«L’occhio frustrato, traviato, distrutto, per me significa anche perdita della ragione.
L’occhio è un preciso riferimento surrealista e dadaista».

Per quanto riguarda il versante tecnico,
la peculiarità principale del regista sono i primissimi piani sugli occhi degli attori,
per evidenziare emozioni quali la paura e lo sconcerto.
Nel suo cinema horror, mostrava le scene violente e splatter senza stacchi di montaggio,
mostrando tutto sino in fondo come in un film pornografico.
Una prova di questo è la famosa “scena dell’occhio” presente in Zombi 2, in cui mostra,
senza stacchi di montaggio, l’occhio di una donna trafitto da una scheggia di legno,
stimolando il sadismo e il voyeurismo dello spettatore.
I rapporti tra Fulci e la critica cinematografica furono difficili.
Infatti veniva considerato prevalentemente un regista di B-movie,
mentre i suoi horror venivano liquidati come prodotti di “bassa macelleria”.
A conferma della prevenzione della critica di allora nei suoi confronti,
raccontava spesso che anche il suo film più “d’autore”,
Beatrice Cenci, fu maltrattato come altri suoi film.

Un amico del regista chiamò infatti un critico del giornale Paese Sera,
dicendogli che finalmente i critici avrebbero dato tre stellette a un film di Fulci.
Il critico però gli rispose negativamente,
dicendo che non si potevano mai dare tre stellette a un film di Fulci.
Solo in tempi recenti, il lavoro del regista è stato rivalutato,
grazie a riviste di genere quali Nocturno, Amarcord e Cine ’70,
che hanno divulgato la sua opera e trattato i suoi film come opere d’autore.
Diverso invece fu il rapporto con i critici esteri, soprattutto francesi,
che videro subito in lui un autore estremo e personale.

«Non bisogna dire
“Io Lucio Fulci ero” bensì “sono”.
In un recente convegno lo spaker diceva
“Lucio Fulci ha dato…” ed io “E darà ancoraaaa….!! “»

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Le opere di Fulci sono state spesso omaggiate nel cinema,
nella musica e nei fumetti: Sam Raimi omaggia L’aldilà nel suo film Spiderman (2002):
durante la trasformazione di Peter Parker un fotogramma sul viso di
Tobey McGuire mostra la tarantola che uccide Michele Mirabella
nel film diretto da Fulci.
In più di un’occasione Quentin Tarantino ha citato molti film di Lucio Fulci.
In Kill Bill vol. 1, la scena del risveglio di Uma Thurman dal coma è
accompagnata dalla musica di Sette note in nero,
mentre in Kill Bill vol. 2 la scena della sua sepoltura prematura
ricalca quella di Paura nella città dei morti viventi,
film che viene citato anche nella scena in cui Gogo Yubari piange lacrime di sangue,
nel volume 1. Inoltre, sempre in Kill Bill, sono presenti riferimenti a Zombi 2:
quando la sposa cava un occhio a uno degli 88 folli e a Elle Driver.

Nell’episodio Sepolto vivo, doppio episodio di CSI: Scena del crimine diretto da Tarantino
nel 2005, un personaggio indossa una maglietta con la scritta Lucio Fulci,
godfather of gore. L’implacabile, film del 1987, tratto da un romanzo di Stephen King,
ricalca la trama de I guerrieri dell’anno 2072, diretto da Fulci nel 1982.
E’ citato anche nel fumetto horror Dampyr.
Appare come Louis Fuller, nell’albo Lo schermo demoniaco. Ispirato al film …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà
è il fumetto statunitense The Beyond, mentre The Gates of Hell è
ispirato a Paura nella città dei morti viventi.
Inoltre un albo di Dylan Dog ha per titolo Voci dal profondo,
come il film diretto da Fulci nel 1991. L’idea presente in Un gatto nel cervello,
vale a dire Fulci che interpreta se stesso,
è stata riproposta da Wes Craven nel suo Nightmare nel 1994.

Il gruppo svedese Europe ha dedicato al regista italiano la canzone Seven Doors Hotel,
omaggio all’hotel Sette Porte del film …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà.
Il film La casa del peccato mortale, diretto da Pete Walker nel 1975,
riprende l’idea presente nel finale di Non si sevizia un paperino.
In Poltergeist II – L’altra dimensione, diretto da Brian Gibson nel 1986,

è presente un prete maledetto, che apre le porte dell’inferno.
Idea già presente in Paura nella città dei morti viventi.
Il titolo del film Un gatto nel cervello ha ispirato il cantautore indie sperimentale Trivo
intitolando una canzone contenuta nell’album Emoterapia
con lo stesso nome del film. Nel videogioco splatter Lollipop Chainsaw,
uno dei livelli si svolge in una sala giochi chiamata Fulci Fun Center,
chiaro omaggio al regista.
Il nome del protagonista dell’anime Sankarea, Chihiro Furuya, è ispirato al regista.
Nel film Shaun of the dead (L’alba dei morti dementi) diretto da Edgar Wright,
quando il protagonista trova sull’elenco telefonico un ristorante
si nota che quest’ultimo è intitolato Fulci’s Restaurant.