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Robert Louis Frank, ha ispirato un’intera generazione di fotografi, è uno dei più influenti fotografi del ‘900,
con il suo libro di culto The Americans rivoluzionò l’idea della fotografia.

È arrivato negli Stati Uniti dalla Svizzera a 22 anni, durante la persecuzione ebraica degli anni ’40.

Nel 1946 si autofinanzia la prima pubblicazione, dal titolo 40 Fotos.
Ottenne un discreto successo che gli servirà per ottenere un posto nelle redazioni dei giornali di moda.

Nel 1947 a New York, Alexey Brodovitch lo ingaggiò come fotografo di moda per Harper’s Bazaar.

Nel 1950 alcuni suoi scatti, faranno parte della mostra, 51 American Photographers allestita al
Museum of Modern Art di New York e poi nella celebre The Family of Man.

Tra il 1952 e il 1953 abbandona definitivamente la fotografia di moda e comincia a lavorare principalmente come reporter freelance.

“The Americans”

Nel 1955 Robert Frank fu il primo fotografo europeo a ricevere la borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim di New York.
Con i soldi ricevuti viaggiò per gli Stati Uniti dal 1955 al 1956.

Raccontò l’America nel modo più neutrale possibile:
La sua fotografia, si pone delle distanze, cercò di essere schivo, di passare inosservato, di vedere senza essere visto.

Molte immagini del progetto The Americans appaiono sfocate o inquadrate “male” come se fossero state rubate inconsapevolmente e frettolosamente.

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In questi momenti di spontaneità emerge, la banalità stessa, del sogno americano i cui personaggi, sono tagliati fuori dalla sua ambiziosa visione.
Bandiere e parate sono elementi di punta del culto popolare americano; ma la loro grandiosità è tanto effimera quanto il contesto in cui vengono inseriti.
Basta un semplice cambio di prospettiva, l’accostamento giusto di elementi e l’illusione crolla.

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Frank dipinse gli americani come nessun altro prima.​
Un’interpretazione spoglia da ogni retorica che proprio in virtù della sua sincerità non poteva che ferire profondamente l’orgoglio di questo popolo.

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Una visione amara, come la delusione che provò lui stesso, quando realizzò quanto gli ideali democratici del
Nuovo Continente fossero fragili se paragonati all’indole consumistica degli uomini.
Robert Frank nella sua fotografia utilizza ombre molto intense ed anche le tonalità dei grigi sono adoperate con grande enfasi mentre i bianchi sono “sporchi”.

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Nel 1958 l’editore francese, Delpire pubblica il libro Les Américains, oggi un cult per i collezionisti.
“The Americans” uscì l’anno dopo in America, ma venne duramente massacrato dalla critica.
L’insuccesso iniziale lo portò alla decisione di abbandonare la fotografia. E così, si dedicò al cinema, altra sua grande passione.
Contemporaneamente “The Americans” iniziò a ottenere il meritato riconoscimento anche grazie ai movimenti di rivendicazione sociale che scossero gli anni ’60.

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Nel 1959 dirige il suo primo film, Pull My Daisy.
Il film è stato considerato il padre del New American Cinema.
Il suo cinema, è carico di tensioni e tematiche introspettive, come Conversations in Vermont o About Me: A Musical.
Tra le pellicole inoltre, c’è anche “Cocksucker Blues”: un documentario sulla vita dei Rolling Stones tra tournée, orge, droga e il deprimente volto della fama.
Il film fu censurato dallo stesso gruppo che temeva le ripercussioni della sua divulgazione.
Robert Frank fu anche rifiutato dall’Agenzia Magnum, a causa delle sue divergenze stilistiche.
Dopo la tragica perdita della figlia, Frank ricomincia a riutilizzare la macchina fotografica.
Ma la sua fotografia, è lontana dai suoi lavori precedenti:
in “The Lines of my Hand”, utilizza collage, vecchie fotografie,
fotogrammi, polaroid; scrive, graffia e incide direttamente sul lato sensibile della pellicola.
Un’opera che riflette i sentimenti e le esperienze del fotografo.
Nel 1994 dona gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington creando così, la Robert Frank Collection;
Nel 1996 ottiene l’Hasselblad Award e nel 2000 il Cornell Capa Award.

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